Nel maremagnum della rete, si trova una quantità di informazioni sulle tecniche di respiro e su quanto la storia narra in riferimento ad esso. Da sempre il respiro è mezzo per raggiungere, attraversare, passare da uno stato ad un altro. Nella bibbia si fa rifermento alla creazione della vita attraverso l’afflato divino” come anche nel corano, nei testi sacri Veda, nel pranayama e nella pratica yoga, nella meditazione di ogni popolo della terra, nella psicologia, nello sport.
In ambito medico ad esempio cito due tra i professionisti che hanno dedicato lungo tempo alla ricerca, allo studio e alla realizzazione di “tecniche”.
Lo psichiatra Stanislav Grof, padre della psicologia transpersonale e della “respirazione olotropica” concretizza un mezzo attraverso il quale raggingere uno “stato non ordinario di coscenza”. Questa tecnica elaborata inizialmente per alleviare la sofferenza nei pazienti (nei vari stadi) malati di cancro, poi nel trattamento di pazienti “psicologicamente traumatizzati” fa uso dell’LSD. Grof è fautore di un approccio clinico degli stati psichici che difinisce come “emergenza spirituale”, cercando di offrire un modo per portare il paziente ad un naturale processo di guarigione e sviluppo psicologico. Nel progredire delle sue ricerche si spinge oltre facendo uso personale dell’SLD, che in terapia individuale che in gruppo. Nei suoi libri parla in modo esautivo di quanto scoperto e di molte delle esperienze vissute.
Il dottor Konstantin Pavlovich Buteyko dedica la sua vita professionale all’osservazione, lo studio e l’applicazione di una “tecnica di respiro” rivolta a chi soffre di problemi respiratori, in particolar modo asmatici. grazie ai suoi studi trova il modo di portare alla guarigione o comunque ad un’importante stabilizzazione del “malato” anche se seondo quanto scoperto definisce che l’asma più che una malattia, è una reazione difensiva con la quale l’organismo cerca di impedire “danni”.
Interessante osservare che l’uso attento del respiro ancora una volta evidenzia quanto il corpo umano sia in grado di autoguarirsi. Il dott. Buteyko come medico con la sua scoperta ci dona un metodo scientifico per guarire il corpo, senza entrare nei meandri della mente e della psicologia, si limita specificatamente al fatto e trova un possibile rimedio. Grof come psichiatra e ricercatore costruisce un ponte di congiunzione tra la scienza e spiritualità, vede e contatta il risultato della malattia e della sua deviazione e cerca di andare oltre, proponendo al paziente un contatto al di fuori dello spazio e del tempo di quell’istante. Raggiungere stati di coscienza non ordinari è da un un punto di vista quel ponte, lo stesso che molti yogi praticano nel pranayama.
Già in altre occasioni ho scritto in merito al respiro rebirthing che da più di 10 anni pratico e propongo. Nulla di quello che faccio ha a che fare con quanto descritto, ciò nonostante ho avuto modo di assistere a profonde trasformazioni avvenute a sola opera dell’essere, che resposabilmente sceglie di accedere a se stesso ed entrare profondamente nel sentire. Quel ponte che separa per abitudine culturale la mente dal corpo si dissove e l’UNO si mostra e si unisce all’essenza divina che ogni essere E’. Portare attenzione a qualcosa che avviene naturalmente, che ci mantiene in vita e sul quale ciò nonostante nel quotidiano raramente osserviamo. Mi capita di sentire: “io non respiro!” ovvia menzongna dato che in quel momento chi sta parlando è vivo; il punto ancora una volta è la mancanza di attenzione all’atto e quindi al corpo.
Grazie all’intezione, all’attenzione e alla resa, spesso mi trovo ad incontrare e accompagnare persone ansiose che trovano il modo di convivere o ridurre il proprio stato ansiogeno; “malati” d’asma (io per primo) che non scelgono più di subire repentini attacchi asmatici e quando questo avviene comunque è diverso. Le emozioni non sono più un fiume prorompente che rompe argini e ingoia tutto quello che incontra, ma energia che posso accogliere e in essa stare.
L’essere è sano è in grado di osservare e di curarsi, nella psicologia umanistica non esiste il “paziente” ma il “cliente” come Rogers dimostra con suo operato, l’essere è capace di riconoscere e attingere alle proprie risorse, nel rebirthing chi accompagna fa ancora un passo indietro; in parte guida, ma fondamente assiste al processo che nel silenzio e nell’attenzione del respiro si compie.